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Sulle dinamiche musicali di oggi

Molti si chiederanno anche cosa si voglia intendere con questa parola un po’ oscura, siciliana, dai molteplici significati. Molti si chiederanno anche chi diavolo è questo Stereopinto e questo gatto che ad ogni occasione si presenta davanti ai vostri occhi e nel bel mezzo del lancio di singoli nelle piattaforme digitali e nei social.

I Qsemu è la definizione del progetto già  Cherosene.
Cambia il nome ma il sound è sempre quello prodotto da Paolo Manfré, Gaetano De Gregorio e Peppe Avvocato. Da qualche tempo si è aggiunto anche Massimiliano Franchina, alle chitarre, dalla vicina Castelvetrano.

Qsemu è un modo di dire siciliano, dell’entroterra belicino in modo particolare. “Cu semu” può servire a chiedere “Chi siamo”, per contarsi, e per sapere su chi possiamo contare, ma è anche una forma interrogativa. “Chi siamo?” chi siamo noi come band indie, chi siamo noi componenti del gruppo, sempre variabile, ora con la presenza del frontman Giuseppe Palazzolo, presente nel brano “Fuoco su Twitter” ora con la presenza di Massimiliano. Ma chi siamo è anche la domanda che facciamo a noi stessi, guardando dentro l’oscurità  della nostra anima. Sappiamo veramente chi siamo? Siamo Dei, diavoli, mostri, con la nostra carica di fragilità  e con la nostra povera e fiera umanità .

Qsemu è il sound americano-siciliano nel panorama indie italiano. E’ uno squarcio d’america nel mezzo di un indie malinconico, cantautorale ed elettronico prodotto dalla scena indie italiana, è ritmo, è musica in movimento, è musica nell’autoradio della vostra auto in viaggio.

E’ quello che non ho finora trovato in Italia. E’ anche un modo nuovo di fare dischi. E’ un tuffo nel passato, quando i gruppi suonavano live dentro lo studio, e c’era un produttore, che registrava, affinava, scartava, arricchiva, riscriveva,  tagliava e incollava queste registrazioni, perché in quelle registrazioni condite di sbavature, di piccoli errori, di suoni e voci che entravano dai microfoni appiccicati ai coni degli amplificatori valvolari, saturi senza bisogno di pedaliere, che spesso rendono il suono finto, spigoloso, urticante, registravano anche la vitalità  naturale della band, registravano il momento unico e irripetibile dell’intuizione, dell’idea musicale, della spontanea espressione musicale dell’anima delle band.

Questo è l’esperimento Qsemu.

Questa è la folle idea di Stereopinto. Chi è Stereopinto? E’ l’omino che prende le tracce dal multitraccia registrate in live, e li porta sulla Daw del PC, e inizia questo lungo e laborioso, pesante ma straordinariamente creativo, lavoro di separazione e unione, che porta alla fine a forgiare i brani che saranno successivamente pubblicati.

Stereopinto è anche quella chitarra che miagola, che a tratti si lamenta e poi graffia, è il gatto ora fragile e ora pronto ad affilare le unghie che si esprime con il wah wah nei brani degli Qsemu.

Stereopinto è un’idea. Un modo di intendere la musica, e vorrebbe anche, come di fatto è diventata, farsi una micro-label, una etichetta microscopica chiusa in una stanza quattro metri per quattro,  che propone e replica questo modello. Catturare la magia del momento, una magia irripetibile, fatta di istinto musicale, di espressione dell’anima.

Manca un’ultimo personaggio da presentare in questo simposio, ed è RealRock, una web radio piccola, senza collaborazioni, ma ambiziosa, che vorrebbe diventare portavoce di questa nuova filosofia, che quotidianamente fruga negli ambienti indie rock americani e porta a casa per far ascoltare la musica che si ascolta dall’altra parte del mondo.  Che offre recensioni ai gruppi emergenti che ne fanno richiesta, e che con le sue playlist cerca di condurli per mano nei sotterranei dell’underground, di quello che di diritto è ed è sempre stato l’habitat naturale del rock.

Dove condurrà  il progetto Qsemu.

Nessuno può saperlo, non siamo più un gruppo di adolescenti scalmanati, anche noi siamo figli dei mitici anni ’90 ma non ci siamo fermati a piangere sulla fine di quel periodo e di quello che ha rappresentato. Continuiamo a guardare oltreoceano, e a fare la nostra musica, strafottendocene delle tribute-band, delle cover, delle serata a cinquanta euro a testa  con le macchine cariche come muli, di proporre musica di altra gente per niente.

Se dovessimo farlo che sia solo per la nostra musica. Per adesso sbobiniamo dal multitraccia, produciamo e registriamo nuova musica, che sia domani o tra vent’anni ci sarà  una discografia prodotta da un gruppo siciliano che ha avuto l’ardire di fare musica americana in italia, che non somiglia ne ai Negramaro, e neppure a Vasco Rossi, che non somigliano a nessuno se non a se stessi.

Questa musica oggi e per sempre sarà  la musica dei Qsemu.

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